Anche se non rientra tra gli argomenti che amiamo di più, anzi, oserei dire che meno ci trova partecipi, come semplici cittadini, come Italiani e in questo momento di crisi generalizzata che attanaglia e coinvolge il nostro Paese, dobbiamo ammettere che la politica, entra nei discorsi di tutti i giorni con prepotenza ed assiduità.
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L'Italia, dopo il terremoto politico in atto e con la caduta più o meno ammortizzata del governo Berlusconi, sta attraversando un periodo che tutti amano chiamare di transizione dove il bilancio di un disfacimento generalizzato, dovrebbe, nelle intenzioni, essere risanato, possibilmente senza rattoppi fine a se stessi.
L'Europa ha fatto sentire la sua potente voce; ha dato il suo emblematico ultimatum e noi, popolo di poeti e naviganti, abbiamo recepito il monito ruggente, con inusitata tempestività.
Ecco che il primo ministro Mario Monti sale alla ribalta con tanto di spada sguainata e calcolatrice sotto il braccio, pronto a far di conto ed a ricercare fondi da adibire a scialuppa di salvataggio, per un'Italia giunta come si suol dire, "Alla Frutta".
Ma dove trovare i soldi a sufficienza? Amministrandoli meglio? Tagliando con i fatti e non solo a parole i costi della politica? Abolendo Enti e strutture inutili? Lottando contro l'evasione fiscale prendendo di mira specialmente i grandi della finanza? Tassando auto di lusso, barche che somigliano a transatlantici, mega ville, capitali accumulati disonestamente? No... svuotando le tasche di quegli Italiani onesti che hanno pagato e pagano sempre le tasse. Di coloro che con sacrificio si sono comprati una casa per viverci con la famiglia; di tutti i lavoratori dipendenti e autonomi che dopo una vita, sarebbero dovuti andare in pensione con quel minimo di decoro ambito.
Il nuovo governo è composto in larga misura da uomini che provengono dalle fila dell'amministrazione bancaria e ragionano mettendo al primo posto i soldi...ma di chi? I sacrifici? Sono necessari e vanno fatti ma con equità e senza intaccare le già povere tasche degli Italiani.
Da qui a poco, si lavorerà tutta la vita e non si potrà andare più in pensione; a novanta anni, ricurvi su noi stessi, prenderemo l'autobus o la metropolitana (l'auto chi potrà più permettersela),per recarci al lavoro ed i nostri figli saranno in casa privati del loro futuro. E' facile il risanamento; è semplice prelevare soldi sicuri; tassare pure l'aria che respiriamo togliendoci anche l'ultimo pezzo di dignità che ci portiamo appresso con forza.
Cambiano i suonatori ma la musica è sempre la stessa. Ministri che piangono lacrime di coccodrillo; bei discorsi studiati a tavolino per impressionare; patiboli sempre a portata di mano per disegnare scenari tragici, dai quali ci si può salvare (a detta loro), soltanto grazie alle prediche qualunquistiche del ministro di turno.
Il lavoro, la sanità, i nostri diritti, ancora una volta messi da parte ed usati come armi letali contro una popolazione costretta alla non vita.
L'Europa è soddisfatta? Allora va tutto bene; ogni cosa rientra nei parametri del saper vivere in una comunità che entra a casa nostra, senza bussare, e facendo il bello ed il cattivo tempo.
Grazie alle camere, ai deputati, ai ministri ed a tutto il contorno di sottosegretari, dei porta borse; grazie di cuore da parte di tutti gli Italiani. Passano gli anni e ad un passo avanti, seguono tre passi indietro. La nostra pazienza è ai limiti; i nostri sacrifici di sempre, non hanno dato esito. Ci saranno sempre delle disparità incolmabili e tutto questo, perché manca la volontà di un risanamento reale e di base. Quando si vuole, governi e leggi, sono approvati a velocità supersonica e si ridipinge il volto a un'Italia, che resta però, ricca di compromessi e povera di principi democratici.
Noi Italiani siamo dei burattini in mano a dei burattinai ai quali tremano le mani e pertanto, ci muoviamo a rilento, quasi sotto ipnosi. Cerchiamo di reagire democraticamente e facciamo comprendere ai vecchi e nuovi condottieri, che non hanno a che fare con l'esercito di "Franceschiello" e che i tempi dell'immobilismo e della pigrizia mentale, sono finiti.
L'Italia respira, vive ed è ricca di uomini e donne, capaci di rialzarsi dopo ogni caduta, rafforzando i principi di un vivere comune, nel reciproco rispetto.
Tutti coloro che cercano d'incantarci con discorsi tecnicamente irreprensibili ma privi di umanità e di riscontri oggettivi, è ora che tacciano. L'Italia, è vero: ora fa parte dell'Europa, ma è una stella che brilla di luce propria; non è un satellite che può vivere soltanto di luce riflessa.
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Redazione Pentagramma / Piero B.
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