Vivere intensamente, immedesimarsi nei panni di chi non ha nulla o di chi ha perduto tutto.
Soffrire e mettere la propria sofferenza, al servizio di chi soffre, ha già di per se,
qualcosa di soprannaturale.
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Un uomo, capace di leggere dove nulla è scritto, dove soltanto i solchi lasciati sui volti dal tempo, raccontano miserie, sopraffazioni e mancanza di libertà.
Incutere, attraverso lo sguardo profondamente buono, la propria forza con un sorriso, una carezza, una sola parola di conforto.
Combattere una guerra impari contro la viltà dell'uomo egoista e riuscire a sconfiggere, senza armi letali, la cattiveria e l'insensibilità.
Amare il prossimo con una tale intensità da apparire impossibile a l'occhio di un uomo distratto dal desiderio di imporsi, di dettare le proprie leggi sconclusionate ed unilaterali.
Essere sempre e dovunque se stesso; tra i malati, i deboli, i giovani.
Pronunciare parole semplici che sanno arrivare a destinazione senza ferire, ma lenendo le ferite corporali e dello Spirito, con saggezza e tanta umiltà.
Anche coloro che non credono in Dio, hanno riconosciuto in Papa Wojtyla, una luce che penetrando come un laser, senza lasciare ferite, è stata capace d'illuminare e diffondere quel bene interiore che mai nessuna medicina sa e saprà curare.
La Chiesa, ricca di dogmi, di leggi, d'esteriorità, ha ritrovato in Karol wojtyla, il simbolo di ciò che Gesù Cristo, morendo in Croce, ha voluto insegnare, vivendo e soffrendo come uno di noi; senza sconti o raccomandazioni del Padre celeste.
A noi, fedeli, o non, la "Patente" di Santità concessa dalla Chiesa al Servo di Cristo woitjla, non accrescerà da sola la devozione sincera, e non aumenterà le speranze che già teniamo in serbo nei nostri cuori.
La Beatificazione, è un atto formale e le reliquie, non sono altro che simboli; qualora non accompagnati da quel qualcosa d'inspiegabile che è dentro l'uomo sin dalla nascita, il tutto perderebbe di vero significato.
Grazie Papa Giovanni Paolo II°
grazie per aver donato te stesso senza mai risparmiarti; di averci fatto ascoltare la tua voce sommessa nel silenzio, unita all'imponenza del tuo carattere e della tua forte personalità.
Credere nella vita è importante e tu ci hai insegnato a vivere da protagonisti; ci hai educato a combattere contro corrente; ci hai accompagnato anche nelle ultime ore della tua vita, con mano sicura, in un cammino di grazia interiore che deve però trasmigrare in atti d'amore giornalieri e spontanei.
Oggi, sei Beato; per noi non è cambiato nulla!
Ti abbiamo sempre amato per ciò che sei sempre stato: prima uomo, poi, Pontefice.
Le preghiere che tu ci hai insegnato, sono quelle parole che dobbiamo pronunciare ogni giorno, ed anche per coloro che non credono con forza, l'unica forma per connettersi al Padre Celeste.
Tu hai detto:
"NON ABBIATE PAURA"
Noi… l'abbiamo recepito!
Piero B.
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PADRE PIO il Santo
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Nella vita, tante persone, credenti o non credenti, si sono affidate all'intercessione
di Padre Pio, per ottenere grazie ed uscire dalle vie del dolore e della solitudine morale.
San Pio da Pietralcina, al quale Dio ha donato le stimmate, è stato egli stesso immerso
nella sofferenza e grazie a questa, si è connesso al Padre Celeste, con tutto se stesso.
Osteggiato all'inizio anche dalla Chiesa, ha proseguito il suo cammino di fede, dando a tutti
Il suo conforto; leggendo dentro le anime con una facilità che aveva già del miracoloso.
A San Giovanni Rotondo, dove riposano le spoglie di Padre Pio, l'aria è satura di preghiere;
sui volti di ognuno, traspare speranza e la luce della fede, illumina l'altare, dando conforto
e pace interiore.
Anche noi siamo andati a visitare i luoghi dove il Santo della speranza è vissuto, ed abbiamo
desiderato, con queste immagini, trascrivere oggettivamente, il nostro passaggio che come per coloro che hanno già percorso la medesima strada, non rimarrà soltanto uno sterile ricordo.
Piero B.